Restyling della cosmetica Museum

le confezioni Contorno Occhi e Crema Viso

Nei confronti della concorrenza la cosmetica all’olio extravergine di oliva “Museum” peccava di un’immagine non all’altezza della qualità dei prodotti. Pur avendo delle formule di ottimo livello, l‘aspetto delle confezioni non difendeva un tale patrimonio apparendo di livello ben inferiore. Il lavoro di restyling cosmetica Museum diventava dunque fondamentale per affermare una percezione di esclusività.

Sobrietà e prestigio per il restyling cosmetica Museum

L’impostazione del restyling segue un orientamento che privilegia sobrietà, eleganza e prestigio. Nasce un primo ridisegno piuttosto radicale della linea cosmetica che mantiene però i codici cromatici della grafica esistente. Tramite quest’uso dei colori, i consumatori possono contare su un richiamo visivo che li riporta a differenziare i prodotti come facevano sulle vecchie confezioni.

Concettualmente il restyling cosmetica Museum punta su un elemento essenziale raffigurando un‘oliva stilizzata. Il frutto viene raffigurato in una cornice composta da linee curve e sottili. Questo simbolo, ribadendo l’origine dell‘olio, interpreta in modo moderno i valori mai compiutamente espressi da “Museum”. Rappresenta le solide basi dell’azienda pur affermando la sua proiezione verso il futuro. 

Dopo il successo ottenuto da questa prima attualizzazione, il cliente decide di lanciare una nuova gamma di cosmetici ancora più esclusivi. Questa seconda versione sfrutta la stessa impostazione grafica della prima su fondo bianco ma rinuncia all’uso dei colori. Al loro posto abbiamo inserito una lamina d’oro a caldo che impreziosisce il simbolo dell‘oliva. La differenziazione dei prodotti è gestita in maniera esclusiva dalla sola descrizione delle referenze.

Un simbolo che raffigura l’essenza dell’olio

Fondamentalmente nel progettare le due linee cosmetiche, abbiamo dovuto tener conto delle diverse tipologie di prodotti che convivono sotto la stessa marca. In effetti la brand “Museum” non vive soltanto sulla cosmetica ma soprattutto sulle bottiglie d’olio d’oliva e su altri contenitori terziari.

Oltre che pertinente, il design doveva anche potersi adattare sui vari formati e tecnologie di stampa. Seguendo queste premesse, l’oliva stilizzata si ridimensiona modificando anche parte della sua forma pur rimanendo sempre molto riconoscibile. Si inserisce in modo elegante sia sulle bottiglie dell’olio che sulle confezioni della cosmetica.

Il segno stilizzato dell’oliva nasce per imprimere con un motivo forte e funzionale la nuova immagine di prodotto. Graficamente il motivo ovaloide conferma queste esigenze, concettualmente, ribadisce invece l’essenza della produzione di “Museum”, l’elemento alla base di tutto, cioè l’oliva. Questo marchio ne riprende la forma esprimendo con stile artitisco la sua mansione di rappresentanza sugli scafali di un museo.

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Convincere con la forza delle idee!

Dettaglio del sole che fa maturare l’oliva

Nella progettazione di un packaging design è importantissimo sfruttare le preziose possibilità tecniche offerte dalla fase di produzione.
Ecco perché abbiamo scelto una carta speciale con copertura di bianco, impreziosita con delle finiture di stampa a caldo.

Ma sarebbe riduttivo affidarsi solo agli effetti speciali!

Il pack si distingue se riesce ad esprimere quello che contiene, e deve farlo in modo pertinente e coinvolgente, attirando per il suo fascino, privo di eccessi ma in grado di colpire l’attenzione.Insomma non basta solo luccicare, per convincere bisogna anche saper raccontare, strategicamente ma con la forza delle idee.

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Intervista Mediastars sul dibattito “Cambiare per evolversi”

Ho avuto il piacere di essere invitato ad un’intervista condotta da Mediastars sul tema “Cambiare per evolversi”. Sicuramente il dibattito è molto attuale e ho dato volentieri i miei punti di vista anche perchè mi trovo comunque coinvolto dagli epocali cambiamenti in atto.

La difficoltà di comunicare in un momento così delicato può portarci a delle scelte singolari. La risposta potrebbe essere quella di rasserenare, valorizzando il senso di protezione che i brand possono dare alla propria audience. Da qui molte imprese hanno scelto di investire sulla responsabilità sociale e sulle politiche ecosostenibili. Un’attenzione particolare allo stile di vita green sta interessando molti giovani della generazione Z, che orientano i propri consumi anche in relazione al modo in cui le aziende tendono a schierarsi per affrontare tematiche sociali di interesse comune.

Le aziende stanno richiedendo un cambiamento del proprio asset comunicativo? Con quali modalità?

La possibilità di affermare una comunicazione verso scelte ecosostenibili rimane una mera aspirazione dei grossi gruppi industriali; neanche le medie e piccole aziende però sono pronte a raccogliere la sfida delle politiche ecosostenibili. Non credo sia un problema di modalità ma piuttosto di credibilità.
Finalmente son poche le testimonianze aziendali credibili a sostegno dell’ambiente o del sociale. In effetti i grandi gruppi comunicano le loro iniziative ecosostenibili ma non sono coerenti vista la dispersione e gli sprechi che la loro grande dimensione genera per la produzione e la distribuzione dei beni da loro prodotti.
Le medie e piccole imprese non riescono da sole a sviluppare un progetto di produzione interamente ecosostenibile, non ne hanno i mezzi e le competenze. Le uniche esperienze credibili sono quelle portate avanti da gruppi di piccole realtà consorziate sul tema dell’ambiente e del sociale. Ognuno di loro riesce a gatantire una parte del ciclo di produzione completo senza cadere in contraddizione nei confronti dei valori ambientali e sociali. Questo perché, al contrario dei grossi gruppi, riescono nel loro piccolo a gestire il loro processo aziendale con uno sfruttamento mirato sia delle risorse umane che di quelle naturali. Consorziandosi, ogni azienda specializzata in un settore utile al consorzio, porta la sua esperienza ecosostenibile e insieme riescono a chiudere l’intero processo di sviluppo: produzione, confezionamento, distribuzione….

Qualcuno ha detto che l’omologazione uccide la pubblicità. Certamente, alla base della creatività ci sono personalizzazione, carattere e unicità. L’appiattimento dello spessore comunicativo a cui abbiamo assistito nel periodo del lockdown rischia di far svanire sullo sfondo la marca. Ciò che ne consegue è che per emergere con la propria comunicazione sia necessario seguire una strada non particolarmente battuta ma con panorami interessanti.

In che modo si è riuscito a comunicare in un periodo di pandemia? Che difficoltà si sono incontrate sui diversi fronti merceologici? Si può essere originali e creare interesse intorno a iniziative differenti dalla nuova consuetudine?

Ritengo che il lockdown abbia solo accentuato alcune problematiche già esistenti prima della pandemia. In effetti a causa della drammatica caduta di disponibiltà economica, molte aziende hanno semplicemente annullato gli investimenti ai progetti volti a creare personalizzazione dei loro prodotti. 

Non credo che una comunicazione distintiva dipenda solo da consistenti risorse economiche. Il problema è dovuto alle limitazioni culturali; cioè non riconoscere le competenze utili per l’affermazione della propria brand. Le aziende che non erano capaci di promuoversi efficacemente prima del covid lo sono ugualmente in questo periodo di crisi. In effetti tra i settori merceologici che non hanno visto appiattire qualitativamente la loro comunicazione ci sono quelli del lusso. Anche loro probabilmente avranno ridotto le risorse, ma quello che continuano a fare lo fanno bene, come prima della crisi.

Tendenzialmente, per la maggior parte delle aziende attive in comunicazione, il livello generale si è appiattito per carenza di professionalità. Le competenze costano e quelle capaci che riescono a farsi valere sono state accantonate, aspettando tempi migliori. Questo ha contribuito ad abbassare ulteriormente la qualità globale della comunicazione. 
Penso che comunque si possa essere originale nonostante la crisi, però non si può più disperdere gli investimenti in risorse professionali sbagliate. Il contesto generale di scarsità economica non aiuta, le aziende tendono ad affidarsi a chi garantisce la convenienza. Così, pur di accaparrarsi il cliente, le agenzie generiche si improvvisano esperte in tutti i settori della comunicazione offrendo prestazioni a prezzi stracciati. Molte le web agency che non solo promettono risultati CEO da prima pagina e milioni di like sui social, ma garantiscono anche una strabiliante corporate identity. Un altro notevole fattore di omologazione viene da Google che detta le leggi per essere recensiti dai suoi motori di ricerca. 

Tutto questo porta ad una omologazione diffusa e per riuscire a ottenere interesse, non basta pubblicare iniziative originali se poi la diversità non si percepisce. Certamente ci vuole originalità, ma è fondamentale distinguersi chiudendo bene tutti gli aspetti strategici della comunicazione, rimanendo sempre coerenti con i valori delle proprie brand; questo nella comunicazione tradizionale ma anche nelle attività online. Google permettendo!.

I social media hanno assunto un ruolo fondamentale nella vita di tutti noi, l’iper-connessione ha collegato milioni di utenti rendendo visibili immediatamente idee, opinioni e talvolta critiche. Per le aziende diventa complicato riuscire a comunicare in uno scenario così vario e ricco, rischiando di minare la propria reputazione con un semplice passo falso.

I social media hanno assunto un ruolo fondamentale nella vita di tutti noi, l’iper-connessione ha collegato milioni di utenti rendendo visibili immediatamente idee, opinioni e talvolta critiche. Per le aziende diventa complicato riuscire a comunicare in uno scenario così vario e ricco, rischiando di minare la propria reputazione con un semplice passo falso.

I social si stanno comportando come un potente amplificatore della consuetudine. In certi comparti del food per esempio, l’impressione generale delle pagine aziendali rivela marche che esprimono tutte gli stessi valori.
In effetti nel settore dei prodotti agricoli, pur se inseriti da aziende diverse, sono tantissimi i post che si somigliano, sia su Facebook che su Instagram. Qualcuno più accorto ha adottato una forma ricercata di presentazione, i contenuti però sono quasi sempre gli stessi. Nel campo degli olii d’oliva, fioriscono le immagini di piante secolari, sono innumerevoli gli scatti delle colate verdi dell’olio appena spremuto e non si contano le mani che coccolano le olive. Questo non vale solo per l’olio, molte similitudine nei post pubblicati si vedono anche nei vini, nelle birre, nei condimenti balsamici… 

I social contribuiscono in modo esponenziale a questa moltitudine d’interventi tutti allineati su una convenzione di scarsa differenziazione. Questa mancanza di personalità dipende direttamente dalla facilità con cui si può comunicare sui social. Paradossalmente queste libere e semplici modalità di condivisone annullano la maggior parte delle marche perché si confondono tra le migliaia attive sui social. Probabilmente, sfruttando le varie piattaforme ma con contenuti diversi, il fattore di somiglianza verrebbe meno enfatizzato. Al contrario, se lo stesso contenuto viene ripetuto in modo identico ovunque, l’omologazione dei propri valori viene esponenzialmente amplificata. Forse questo è il più grande errore; ripetere le stesse cose sui diversi social pensando di essere originali quando in realtà non si fa altro che diffondere la propria inconsistenza.

Tutt’altra cosa è invece catturare il pubblico con contenuti coinvolgenti; allora la forza dei social può essere sfruttata al massimo; la sua potenza di fuoco spargerà su tutti i social l’originalità della marca.
Un altro strumento che può contribuire a differenziarsi è la vecchia e cara illustrazione, mai simile e capace d’interpretare tantissime caratterizzazioni; in effetti viene sfruttata poco preferendo la fotografia o i video. Gli scatti fotografici anche se realizzati benissimo, si esprimono tutti allo stesso modo, incapaci di andare oltre la consueta riproduzione della realtà. Le innumerevoli immagini di piatti deliziosi e di bellissimi tramonti o i soliti video di testimonial imperdibili finiscono ormai per omologare tutto.

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Illustrazioni delle cover per la rivista l’Altrapasta

Ho realizzato queste opere qualche anno fa per la rivista di pasta artigianale “L’Altrapasta”. L’editore “Spiga Italia” divulgava una cultura di pasta alternativa, biologica, prodotta con dedizione e passione. 

Mi aveva interpellato per interpretare graficamente questa sua visione. Ho così collaborato al brand e packaging design di alcuni suoi prodotti, oltre che per l’impostazione e la realizzazione grafica di alcune edizioni della sua rivista.

Pasta protagonista

Per il taglio della pubblicazione ho pensato di vestire le copertine con delle immagini inedite in modo da rendere la stessa pasta protagonista delle cover. L’espressività e l’unicità di ogni pezzo trafilato al bronzo assicuravano una personalità straordinaria. Queste caratteristiche consentivano così di demarcare la nostra rivista dalle solite testate commerciali. 

Mettendo in pratica questa concezione ho curato tre numeri del magazine, trattando tre argomenti diversi: “il Radicchio”, “l’Autunno” e “il Natale”.
In questo modo la pasta artigianale ha contribuito ad interpretare queste tre tematiche attraverso figure evocative.

Gli elementi della pasta sono stati assemblati in composizioni coerenti dal punto di vista tematico e ogni pezzo è stato incollato su sfondi pertinenti ai temi considerati.

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Tanto il lavoro premiato alle “Forme dell’Olio”

Lo certifica l’attestato “Finalista Designer dell’Anno” e i 4 premi ottenuti al Festival “Le Forme dell’Olio 2021” rilasciato da “OOF Olio Officina Milano”.
Tanto il lavoro premiato e tra i numerosi lavori presentati al concorso, segnalo i progetti premiati “Aceti/Condimenti Museum” e “Olio Gentili” vincitori di tre Oro e un Argento.

4 premi che danno lustro ai prodotti!

Il restyling delle bottiglie/latte “Olio “Gentili” ha vinto ben due Ori e un Argento:
il Premio Oro nella categoria Oli Gourmet, il Premio Oro nella categoria Latte e infine il Premio Argento nella categoria Linea Commerciale Oli Gourmet.

Il progetto di packaging design degli “Aceti e Condimenti Balsamici Museum” ha vinto il Premio Oro nella categoria Forme dell’Aceto

A seguire i link che collegano al blog per scoprire le motivazioni dei progetti premiati:
packaging design degli Aceti e Condimenti Musem  e restyling del brand e packaging design Olio Gentili

Un grazie particolare ai clienti che hanno creduto nell’importanza di dare lustro ai loro prodotti e
complimenti ad “OOF Olio Officina” per questo prestigioso Festival. 


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Restyling packaging design dell’olio extravergine di oliva Museum

Dettaglio dell’etichetta DOP Garda Orientale 750 ml

Il progetto di restyling olio extravergine considera il redesign della vasta gamma di oli d’oliva “Museum” anche se il cliente mi aveva contattato inizialmente per rivedere soltanto il packaging dei prodotti cosmetici. In effetti non era convinto dell’immagine esistente e sentiva la neccessità di investire su una migliore valorizzazione grafica degli imballaggi. Dopo aver visionato lo shop e valutato l’intera famiglia dei prodotti, abbiamo percepito l‘esigenza di attualizzare non solo la cosmetica ma anche tutte le referenze dell’ olio extra vergine a marchio “Museum”. Intanto però era necessario partire prima di tutto con il restyling del packaging design dei prodotti cosmetici.

Valorizzazione grafica della cosmetica Museum

Nei confronti della concorrenza la cosmetica all’olio extravergine di oliva “Museum” peccava di un’immagine non all’altezza della qualità dei prodotti. Pur avendo delle formule di ottimo livello, l‘aspetto delle confezioni non difendeva un tale patrimonio apparendo di livello ben inferiore. Il lavoro di restyling diventava dunque fondamentale per affermare una percezione di esclusività.

L’impostazione del restyling olio extravergine segue un orientamento che privilegia sobrietà, eleganza e prestigio. Nasce un primo ridisegno piuttosto radicale della linea cosmetica che mantiene però i codici cromatici della grafica esistente. Tramite quest’ uso dei colori, i consumatori possono contare su un richiamo visivo che li riporta alle vecchie confezioni.

Concettualmente il design punta su un elemento essenziale raffigurando un‘oliva stilizzata. Questo simbolo, ribadendo l’origine dell‘olio, interpreta in modo moderno i valori mai compiutamente espressi di “Museum”. Rappresenta le solide basi dell’azienda pur affermando la sua proiezione verso il futuro. 


Dopo il successo ottenuto da quest’attualizzazione, il cliente decide di lanciare una nuova gamma di cosmetici ancora più esclusivi. Questa seconda versione sfrutta la stessa impostazione grafica della prima su fondo bianco ma rinuncia all’uso dei colori. Al loro posto abbiamo inserito una lamina d’oro a caldo che impreziosisce il simbolo dell‘oliva. La differenziazione dei prodotti è gestita in maniera esclusiva dalla sola descrizione delle referenze.

Un simbolo che raffigura l’essenza dell’olio

Fondamentalmente nel progettare le due linee cosmetiche, abbiamo dovuto tener conto delle diverse tipologie di prodotti che convivono sotto la stessa marca. In effetti la brand “Museum” non vive soltanto sulla cosmetica ma soprattutto sulle bottiglie d’olio d’oliva e su altri contenitori terziari.

Il segno interpretativo dell’oliva che codifica il packaging Museum

Oltre che pertinente, il design doveva anche potersi adattare sui vari formati e tecnologie di stampa. Seguendo queste premesse, l’oliva rappresentata si ridimensiona modificando anche parte della sua forma pur rimanendo sempre molto riconoscibile. Si inserisce in modo elegante sia sulle bottiglie dell’olio che sulle confezioni della cosmetica.

Il segno che simboleggia un’oliva nasce per imprimere con un motivo forte e funzionale la nuova immagine di prodotto. Graficamente il motivo ovaloide conferma queste esigenze, concettualmente, ribadisce invece l’essenza della produzione di “Museum”, l’elemento  alla base di tutto, cioè l’oliva. Questo marchio ne riprende la forma esprimendosi con un’arte degna di essere esposta sugli scafali di un museo.

Un design coerente anche sulle bottiglie d’olio d’oliva

Anche la grafica della seconda linea cosmetica è piaciuta ottenendo un ottimo riscontro da parte dei consumatori. Il cliente ha così confermato le sue intenzioni di ridisegnare da quelle basi anche i packaging degli oli extra vergine. Nelle declinazioni sulle bottiglie d’olio, abbiamo mantenuto coerentemente l‘oliva stilizzata che diventerà progressivamente il segno distintivo di tutta la famiglia “Museum”. Abbiamo preferito differenziare le etichette dell’olio da quelle della cosmetica adottando un fondo scuro piuttosto che bianco. Il nero era già presente sulle vecchie etichette e la sua rivalutazione ha permesso di recuperare parte del passato conferendo una distinta impressione premium alle nuove etichette.


La prima applicazione del nuovo design della cosmetica sulle bottiglie d’olio è stata inserita sulla famiglia dei “100% Italiano”. La linea si basa sulle tre storiche tipologie “Rossa”, “Gialla” e ”Nera” che si differenziano con l’uso dei rispettivi colori. Per creare continuità con il vissuto dei clienti, abbiamo adottato la segmentazione cromatica anche sulla nuova impostazione. Un altro richiamo al passato viene confermato con la riproposta delle tradizionali bottiglie “Marasca” che assolvono la funzione di collegamento con la memoria dei consumatori.Terminata la fase iniziale degli adattamenti sui diversi formati di etichette, la nuova identità è stata poi applicata ai diversi contenitori terziari includendo astucci, shopers, scatole, cartoni di spedizione…

Restyling olio extravergine coerente anche sui prodotti premium

L’ultima parte del lavoro ha riguardato il trasferimento della nuova grafica sugli oli DOP. Questa categoria include il meglio della produzione “Museum” includendo 4 eccellenze di origine protetta del Garda DOP: “Trentino” , “Valpolicella”, “ Orientale” e “Bresciano”. Per ribadire l’alto livello di questi oli, abbiamo rinunciato ai colori per differenziare i prodotti. Questa funzione viene assolta dalle lamine a caldo che adottano diverse tonalità. Su questa linea premium le lamine non esaltano soltanto il simbolo dell’oliva, ma coprono anche una fascia inferiore delle etichette. In questo modo ogni tipologia si differenzia grazie ad una propria e impattante tinta metallizzata.

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Restyling della brand olio Gentili

L’obiettivo del progetto ambisce a dare maggior funzionalità e credibilità all’immagine dei prodotti, investendo sul design per valorizzare una storia bicentenaria. Il restyling della brand olio Gentili ribadisce questo glorioso passato, riprendendo la parte più significativa del patrimonio visivo della vecchia identità di marca. Per questo motivo la grafica ripropone l’anfora come elemento di raccordo tra la tradizione e le sfide future. Un ridisegno sostanziale del logo/simbolo si rende necessario per affermare questo comportamento, .

In effetti nella comunicazione aziendale convivevano due  identità completamente diverse senza che nessuna delle due riuscisse ad assolvere efficacemente alle sue funzioni. Pertanto, prima di attualizzare anche il packaging design, si è deciso di definire un’unica immagine di marca. Lo studio dovrà includere il restyling del logotipo “Olio Gentili” e  il ridisegno del simbolo esistente.

L’anfora come simbolo tra passato e futuro

Per ragioni strategiche il simbolo dell’anfora viene mantenuto come unico rappresentante della vecchia immagine di marca. Sulla sua fisionomia si concentrerà il lavoro di modernizzazione della marca Gentili. In particolare il passaggio tra il vecchio e il nuovo avviene nella raffigurazione dello slogan già esistente “per chi si vuole bene”. Questo concetto viene ripreso in modo discreto e raffinato nella struttura del nuovo simbolo che svela a metà un cuore.

Un cuore tutto da scoprire

Il cuore fa parte in modo intrinseco dell’anfora, la forma stessa della giara si basa sulla forma di un cuore.Chiaro però che l’obiettivo primario del restyling è di affermare visivamente l’anfora e non il cuore, in modo da recuperare la parte più strategica del patrimonio visivo presente nell’identità attuale.
Mi sembra importante ribadire che il cuore deve rimanere nell’ombra e non svelarsi pienamente, questo per non pregiudicare l’ aspetto strategico dell’anfora e per affermare un comportamento di percezione esclusivo e raffinato in coerenza con le aspirazione premium dei prodotti.

Per quello che riguarda il lavoro di restyling della brand olio Gentili, il progetto potrebbe anche fermarsi a questo livello. L’anfora si rinnova in chiave più moderna e funzionale.
Coerentemente dunque, pur ribadendo la passione e l’affetto espresso nel payoff “Per chi si vuole bene”, il cuore rimane nell’ombra, lasciando apparire solo l’aspetto strategico del simbolo, quello che rappresenta la forma dell’anfora.
Il nuovo simbolo, visualmente, si fa carico comunque della funzione più importante, quella che serve a collegare il nuovo “Gentili” con il suo passato.

Simbolo dal comportamento esclusivo

Esaudito questo ruolo fondamentale del lavoro di restyling della brand olio Gentili, cioè confermare l’anfora strategica di “Gentili”, il nuovo simbolo può contare anche su un comportamento più esclusivo, dove svela solo in parte il suo cuore. Non è obbligatorio affermare sempre questa rivelazione, perché come già detto, il cuore fa parte della forma dell’anfora. Ma guardando al domani, questa caratteristica permette di collegare il passato con il futuro, e in particolare di sopportare il nuovo concetto “Per chi si vuole bene” già in uso nel payoff.

In pratica, a secondo dell’uso, il nuovo simbolo può fare apparire più o meno e in diversi modi il suo lato nascosto. Ma questo non deve essere la priorità, l’anfora deve in qualsiasi modo rimanere integra nella sua percezione; non si può pregiudicare il suo aspetto e la sua definizione raffinata per affermare il cuore. Sul packaging il cuore sfrutterà per esempio il lucido opaco per accendere la parte nascosta. Sul web, dove nulla è statico, si potrà fare battere il cuore come illustrato in questo esempio qui sotto.

L’importante è che nel simbolo rimanga sempre chiara la fisionomia dell’anfora e che le evidenziazioni del cuore non modifichino la forma originale del marchio.

Lettering in coerenza con il marchio

La composizione logo/simbolo non ha un’unica soluzione e nel caso di disposizioni orizzontali il simbolo si alinea orizzontalmente a sinistra del logo. Anche nella variante in negativo su fondo nero, il cuore vive delle stesse caratteristiche che assume quando è raffigurato in positivo su fondo bianco, come illustrato nella galleria immagini.

La soluzione adottata nel lettering va incontro a queste esigenze: il logo “Gentili”, caratterizzato da una font disegnata su misura e dall’interruzione della lettera “N”, vive di propria autonomia, forte di una sua personalità. Quest’indipendenza permette di stare autonomamente sulle applicazioni orizzontali senza l’ausilio dell’anfora. (vedi l’ immagine in galleria)

Logotipo raffinato e autorevole

La scelta di lasciare spazio tra le lettere è prima di tutto concettuale, attestando l’orientamento esclusivo e premium dei prodotti “Gentili”. In effetti inserire più aria tra i caratteri emana un’impressione di maggiore respiro, evidenziando con agio le proprie aspirazioni di prestigio. Questa propensione esprime una volontà di chiarezza ed autorevolezza, manifestando la consapevolezza di poter contare sulle proprie risorse.

Tipograficamente la scelta è stata fatta nel ridisegnare le fonts, contribuendo a dare più funzionalità e riconoscibilità. Inoltre le modifiche effettuate nell’interruzione della lettera “N” contribuiscono ad accrescere l’originalità del logo . Queste modifiche di stile contribuiscono, con la maggiore spaziatura, a conferire più personalità e raffinatezza permettendo ad un carattere standard come il “Georgia” di distinguersi dai soliti usi uniformati.

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3 progetti in preselezione al One More Pack

Fa sempre piacere sapere che il proprio lavoro viene apprezzato anche dai professionisti del settore; in questo caso la soddisfazione è tripla! Vi segnalo questa buona notizia sul packaging design; in effetti la giuria tecnica del Premio “One More Pack” ha preselezionato tre dei miei lavori. Adesso i progetti sono a disposizione degli utenti in rete che decreteranno i vincitori tramite il loro voto online.

Il primo progetto selezionato riguarda le etichette di olio extravergine d’oliva Museum, il secondo lavoro considera lo studio della linea cosmetica all’olio extravergine d’oliva Museum e il terzo preselezionato include le etichette delle birre Doppio Malto 7sensi.

Se avete voglia di votare per i miei progetti potete collegarvi a questo link qui sotto,

http://bit.ly/votaOneMorePack2018

fare l’iscrizone che da l’accesso ad una sola votazione però,
andare alle categorie “Non Food” e “Labels
bisogna secgliere prima quale dei tre votare nelle rispettive categorie.
Le votazioni saranno aperte per una settimana dalle ore 15.00 di lunedì 14 maggio 2018 alle ore 15.00 di lunedì 21 maggio 2018:

Speriamo che i progetti saranno di gradimento anche del pubblico online! Vi aggiornerò sul seguito degli eventi.

Biglietti da visita Noli

 

In questa breve presentazione voglio dedicare alcune righe ai biglietti da visita Noli. Come sappiamo tutti, il biglietto da visita è il primo rappresentante di un’azienda, e se ben curato, offre una buona impressione ai nostri interlocutori. Nel nostro caso, non abbiamo voluto rinunciare a questa possibilità, avendo sfruttato al meglio questo supporto. Non ci siamo limitati soltanto a fare bella figura, ma abbiamo preferito ribadire anche alcuni aspetti concettuali sviluppati precedentemente nello studio d’immagine della marca Noli. Segnalo che l’azienda si occupa della vendita di cucine italiane ad altissimo livello per qualità e design.

Definito il corporate identity aziendale e dopo aver creato il logotipo e il simbolo “Noli”, sono state realizzate le diverse applicazioni necessarie per la comunicazione aziendale. Ovviamente non potevano mancare gli adattamenti sulla modulistica, e come anticipato, i biglietti da visita hanno ricevuto una considerazione particolare. In effetti abbiamo cercato di applicare il concetto di modularità anche su questi supporti; per questo motivo, i retro hanno usufruito di una combinazione dei diversi colori del sistema visivo. Queste variazioni cromatiche, realizzate sullo stesso tema, offrono la possibilità di differenziare i retro dei biglietti, proponendo una diversità di scelta come succede quando si acquistano gli elementi di una cucina.

Nelle immagini si possono vedere le diverse applicazioni del corporate sui biglietti da visita. Sul fronte del biglietto, gli elementi quadrati del simbolo vengono inseriti in modo istituzionale sul logo Noli. Sui retro i quadrati sono sfruttati in modo da creare una composizione moderna e modulabile. Nel primo esempio in alto, la modularità viene usata applicando le diverse tonalità del corporate; qui sopra invece, viene sfruttato più volte solo lo stesso retro.

 

 

 

Quando la mano era tutto un programma.

Sono anni che quest’alfabeto di solo maiuscole fa bella mostra appeso alla parete. Dopo quasi trent’anni dalla sua realizzazione ho deciso di pubblicarlo. Mi è sembrato importante rendere noto la sua esistenza per evitare che finisse per essere ignorato, prima ancora di essere dimenticato. Mi ci son voluti più di sei mesi di corsi di disegno tipografico per completarlo, e mi chiedo se è valsa la pena aver investito così tanto in questo lavoro. Certo era un compito obbligatorio all’interno del programma di formazione professionale, ma ci ho messo molto impegno, ci tenevo proprio ad avere il mio alfabeto fatto a mano.

Mi ricordo che la fatica è stata notevole perchè all’inizio non avevo nessun controllo della mia mano. La “S” mi sembrava irraggiungibile con le sue curve strette, ma alla fine dopo un insistente togli e aggiungi, l’inchiostro nero si è fissato per sempre sulla sua forma sinuosa.

Ma è valsa la pena di aver imparato a tracciare con il tiralinee le linee rette e a modellare quelle curve con il pennello, aggiungendo un pò di nero per poi sagomarlo con la tempera bianca? Questa questione è diventata fin dai primi anni della mia carriera un rompicapo che non riuscivo a risolvere. In effetti dopo appena un anno di lavoro sono arrivati i Mac, e poi quasi subito si impose Illustrator che con solo due leve tracciava curve a meraviglie e senza sbavature. In due ore di insegnamento si capiva come disegnare forme pulite, anche le più contorte.

Da allora e per parecchi anni, ne ho visti passare di grafici che allegramente presentavano caratteri dalla forma discutibile ma orgogliosamente realizzati in un lampo; la produttività aveva cancellato ogni riserva sulla qualità di questi elaborati digitali. Con poco armonia, equilibrio traballante e con scarsa leggibilità, queste fonts sono diventate di uso comune ormai. Numerose librerie propongono questi caratteri di ogni stile, pochi sono quelli che convincono.

Penso che i disegnatori attuali che hanno il controllo dei bianchi e dei neri, dei vuoti e dei pieni siano cresciuti sotto la guida di un istruttore che aveva fatto la vecchia scuola dei pennelli, tramandando poi il suo bagaglio alle nuove leve. Ne concludo allora che ne è valsa la pena di disegnare e ridisegnare cento volte le curve fino a farle diventare perfette. Questo lavoro ha permesso a tanti professionisti di un tempo di abituare l’occhio all’armonia e l’equilibrio, qualità fondamentali che nessun software può insegnare. Solo l’insegnamento di chi ha acquisito questo patrimonio visivo permette di diventare dei bravi disegnatori di caratteri tipografici.