Corporate identity Ofmec

La progettazione grafica del corporate identity Ofmec considera un sistema visivo coerente nell‘uso delle diverse applicazioni. Il lavoro contempla gli adattamenti dell’immagine aziendale sulla modulistica, sull’editoria e sul sito internet. L’azienda era attiva nel comparto della meccanica di precisione e si occupava di produzione di stampi per fusioni in lega leggera. In particolare, le loro matrici in acciaio erano del tipo a conchiglia, dove due componnenti si uniscono in un unico guscio per contenere le fusioni.

Questa caratteristica ha influenzato l’impostazione del progetto mettendo le basi per la fisionomia del marchio. Da queste premesse e focalizzando l’attenzione sulla peculiarità degli stampi, il graphic design individua le basi per definire le forme del simbolo aziendale.

Il marchio basato sulle particolarità della produzione aziendale

Il disegno del marchio si basa sulle specifiche degli stampi a conchiglia, una caratteristica tecnica che distingue la produzione della “Ofmec”. Questa peculiarità si manifesta graficamente nella divisione in due metà della forma esagonale del simbolo. In questo modo, le due componnenti si chiudono a guscio come avviene nelle conchiglie. La rappresentazione di un esagono collega l’identità visiva al mondo della meccanica, il settore di appartenenza dell’azienda. In effetti, l’aspetto del marchio ribadisce la classica forma a sei lati di un bullone, l’icona del settore meccanico.

Biglietti da visita

Per rappresentare invece l’utilizzo degli stampi, abbiamo scelto una forma flessuosa di colore arancione che vive all’interno della conchiglia esagonale. La sagoma sciolta, libera da ogni schematismo, avvalora la forte duttilità dell’azienda nella realizzazione di stampi complessi; indica le notevoli capacità nel produrre ogni forma di matrice. La tonalità accesa simboleggia invece le alte temperature a cui gli stampi sono sottoposti nel processo di fusione delle leghe leggere.

Discreto ma consistente supporto del logotipo

Il logotipo non manifesta nessuna intenzione di protagonismo, vive di supporto al marchio in modo autorevole e affidabile. Per questo motivo la tipografia è basata su un carattere robusto che garantisce una rassicurante staticità. Le strutture geometriche delle forme affermano la vocazione meccanica rafforzando il legame già espresso dal marchio. Il colore grigio attesta anche lui questa relazione evocando le tonalità dell’acciaio, una materia indispensabile per le lavorazioni nel settore metalmeccanico.

Carta da lettra formato A4

Un corporate identity per rafforzare la riconoscibilità aziendale

Dopo aver finalizzato la fisionomia del logo e del marchio, abbiamo deciso di inserire questi elementi in una cornice identificativa per rafforzare la riconoscibilità aziendale. Il corporate identity Ofmec apporta una connotazione professionale sfruttando le caratteristiche di un disegno tecnico. Questo contributo evidenzia la professionalità presente dietro ogni progetto realizzato dalla “Ofmec”. Inoltre sottolinea la preparazione e la perizia tencica che configurano l’elaborazione e la produzione di ogni stampo.

Busta con finestra

L’applicazione principale di questo sistema visivo si è riversata sulla modulistica. Il simbolo aziendale contrasegnato dalle linee tecniche si trasferisce da un formato all’altro siglando con grande coerenza i vari supporti: biglietti da visita, carta da lettera, fattura e buste.

Dépliant 3 anti in formato A4 Ofmec

La forma esagonale del marchio rimane un elemento unificatore dell’identità aziendale sulle altre applicazioni di comunicazione. In effetti serve da riquadro per la realizzazione delle pagine del sito internet e funge da contorno delle foto nell’impaginazione dei dépliants.

Home page del sito internet aziendale

Collegandovi a questa pagina del sito internet, potrete vedere altri progetti di corporate identity. Buona visione!

Illustrazioni per Condimenti e Aceti Balsamici Museum

Illustrazione del lampone

Queste illustrazioni sono state realizzate per la gamma di prodotti Condimenti e Aceti Balsamici Museum. Vivono scontornate sul fronte delle etichette e sono spesso a contatto con le lamine d’oro a caldo. Per riuscire ad inserirle facilmente sulle lamine, ho eseguito le immagini in modo schietto senza rinunciare però al loro prezioso carico d’appeal. La pulizia del loro aspetto permette di mantenere un’impressione di pregevolezza, ribadendo con chiarezza e discrezione l’alto livello del packagign design.

Illustrazione del melograno
Condimento al lamopne

Unire il digitale al tradizionale!

Ho disegnato il contorno delle opere con l’ausilio di Illustrator. Da questo abbozzo ho stabilito gli assortimenti di colore per ogni soggetto; le tonalità sono state stampate a tinte piatte con una Epson. In seguito, ho elaborato il lavoro di illustrazione con matite colorate. Un processo che considera una partenza digitale che procede poi con un determinante lavoro di disegno e di colorazione; ho svolto questa seconda fase invece in modo tradizionale.

Illustrazione della menta

Una famiglia di prodotti ben rappresentata dalle illustrazioni per Condimenti e Aceti Balsamici Museum

La famiglia si compone da una trentina di referenze e si divide tra prodotti di altissimo livello e di altri più abordabili. Le illustrazioni per Condimenti e Aceti Balsamici Museum fanno bella figura sia sui contenitori di pregio che sulle bottigliette più comuni.
In tutto ho prodotto 8 illustrazioni che raffigurano gli ingredienti principali presenti nei condimenti e negli aceti. Oltre alle 4 opere presentate nell’articolo, ho illustrao altri 4 componnenti: vaniglia, pera, mela e tartufo.

Illustrazione dei fichi
Condimento all’Aceto Balsamico con Lampone Museum



Al seguente link è collegato un articolo del blog che descrive l’intero progetto e permette di avere maggiori informazioni sulla gamma degli Aceti e Condimenti Balsamici Museum. Buona lettura!
Altri progetti di brand e packaging design sono invece visibili sul sito.

#illutrazioni #museum #illustrazionipackaging #packagingdesign #labeldesign

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L’etichettatura ambientale, siete pronti?

Con questa news voglio segnalare un webinar che tratta un tema molto attuale, l’etichettatura ambientale.
Dal primo gennaio 2022 scatta l’obbligo di indicare sui packaging la codifica ambientale.
Il decreto legislativo mira a facilitare il riciclo dei rifiuti, obbligando l’inserimento di  indicazioni a favore della raccolta differenziata.

Un webinar che aiuta a capire le nuove normative sull’etichettatura ambientale!

l decreto legislativo 3 settembre 2020, n. 116 dispone che tutti gli imballaggi siano correttamente etichettati in modo da facilitare la raccolta dei rifiuti, nonché per dare una corretta informazione ai consumatori sulle destinazioni finali degli imballaggi.
L’intento della legge è lodevole ma non risulta poi così semplice da mettere in pratica l’etichettatura ambientale.

Rimane obbligatorio indicare in etichetta:
la tipologia di imballaggio (scritta per esteso o mediante una rappresentazione grafica), per esempio: flacone, bottiglia, vaschetta, etichetta, lattina…
l’identificazione specifica del materiale (codifica alfanumerica ai sensi della Decisione 97/129/CE), integrata eventualmente con l’icona prevista ai sensi della UNI EN ISO 1043-1:2002 (imballaggi in plastica), oppure, ai sensi della CEN/CR 14311:2002 (imballaggi in acciaio, alluminio e plastica), per esempio: PET(1), ALU(41), PAP(21), PP(5), C/PAP(84)
Inotre è fortemente consigliato indicare le disposizone in vigore in ogni comune.
In effetti le modalità di raccolta differenziata cambiano per ogni comune.

Collegatevi al webinar per ascoltare i preziosi consigli di Marco Rotondo  (Consulenza e vendita Packaging e Pop) e vedere le mie illuminanti interpretazioni che ho applicato su diverse etichette.
Il webinar è stato organizzato dal gruppo Meetup Arti Grafiche, Stampa e Web

Seguire il link per vedere il webinar. Buona visione!

#etichettaambientale #conai #packagingsosteninbile #labeldesign

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Restyling della cosmetica Museum

le confezioni Contorno Occhi e Crema Viso

Nei confronti della concorrenza la cosmetica all’olio extravergine di oliva “Museum” peccava di un’immagine non all’altezza della qualità dei prodotti. Pur avendo delle formule di ottimo livello, l‘aspetto delle confezioni non difendeva un tale patrimonio apparendo di livello ben inferiore. Il lavoro di restyling cosmetica Museum diventava dunque fondamentale per affermare una percezione di esclusività.

Sobrietà e prestigio per il restyling cosmetica Museum

L’impostazione del restyling segue un orientamento che privilegia sobrietà, eleganza e prestigio. Nasce un primo ridisegno piuttosto radicale della linea cosmetica che mantiene però i codici cromatici della grafica esistente. Tramite quest’uso dei colori, i consumatori possono contare su un richiamo visivo che li riporta a differenziare i prodotti come facevano sulle vecchie confezioni.

Concettualmente il restyling cosmetica Museum punta su un elemento essenziale raffigurando un‘oliva stilizzata. Il frutto viene raffigurato in una cornice composta da linee curve e sottili. Questo simbolo, ribadendo l’origine dell‘olio, interpreta in modo moderno i valori mai compiutamente espressi da “Museum”. Rappresenta le solide basi dell’azienda pur affermando la sua proiezione verso il futuro. 

Dopo il successo ottenuto da questa prima attualizzazione, il cliente decide di lanciare una nuova gamma di cosmetici ancora più esclusivi. Questa seconda versione sfrutta la stessa impostazione grafica della prima su fondo bianco ma rinuncia all’uso dei colori. Al loro posto abbiamo inserito una lamina d’oro a caldo che impreziosisce il simbolo dell‘oliva. La differenziazione dei prodotti è gestita in maniera esclusiva dalla sola descrizione delle referenze.

Un simbolo che raffigura l’essenza dell’olio

Fondamentalmente nel progettare le due linee cosmetiche, abbiamo dovuto tener conto delle diverse tipologie di prodotti che convivono sotto la stessa marca. In effetti la brand “Museum” non vive soltanto sulla cosmetica ma soprattutto sulle bottiglie d’olio d’oliva e su altri contenitori terziari.

Oltre che pertinente, il design doveva anche potersi adattare sui vari formati e tecnologie di stampa. Seguendo queste premesse, l’oliva stilizzata si ridimensiona modificando anche parte della sua forma pur rimanendo sempre molto riconoscibile. Si inserisce in modo elegante sia sulle bottiglie dell’olio che sulle confezioni della cosmetica.

Il segno stilizzato dell’oliva nasce per imprimere con un motivo forte e funzionale la nuova immagine di prodotto. Graficamente il motivo ovaloide conferma queste esigenze, concettualmente, ribadisce invece l’essenza della produzione di “Museum”, l’elemento alla base di tutto, cioè l’oliva. Questo marchio ne riprende la forma esprimendo con stile artitisco la sua mansione di rappresentanza sugli scafali di un museo.

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Convincere con la forza delle idee!

Dettaglio del sole che fa maturare l’oliva

Nella progettazione di un packaging design è importantissimo sfruttare le preziose possibilità tecniche offerte dalla fase di produzione.
Ecco perché abbiamo scelto una carta speciale con copertura di bianco, impreziosita con delle finiture di stampa a caldo.

Ma sarebbe riduttivo affidarsi solo agli effetti speciali!

Il pack si distingue se riesce ad esprimere quello che contiene, e deve farlo in modo pertinente e coinvolgente, attirando per il suo fascino, privo di eccessi ma in grado di colpire l’attenzione.Insomma non basta solo luccicare, per convincere bisogna anche saper raccontare, strategicamente ma con la forza delle idee.

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Intervista Mediastars sul dibattito “Cambiare per evolversi”

Ho avuto il piacere di essere invitato ad un’intervista condotta da Mediastars sul tema “Cambiare per evolversi”. Sicuramente il dibattito è molto attuale e ho dato volentieri i miei punti di vista anche perchè mi trovo comunque coinvolto dagli epocali cambiamenti in atto.

La difficoltà di comunicare in un momento così delicato può portarci a delle scelte singolari. La risposta potrebbe essere quella di rasserenare, valorizzando il senso di protezione che i brand possono dare alla propria audience. Da qui molte imprese hanno scelto di investire sulla responsabilità sociale e sulle politiche ecosostenibili. Un’attenzione particolare allo stile di vita green sta interessando molti giovani della generazione Z, che orientano i propri consumi anche in relazione al modo in cui le aziende tendono a schierarsi per affrontare tematiche sociali di interesse comune.

Le aziende stanno richiedendo un cambiamento del proprio asset comunicativo? Con quali modalità?

La possibilità di affermare una comunicazione verso scelte ecosostenibili rimane una mera aspirazione dei grossi gruppi industriali; neanche le medie e piccole aziende però sono pronte a raccogliere la sfida delle politiche ecosostenibili. Non credo sia un problema di modalità ma piuttosto di credibilità.
Finalmente son poche le testimonianze aziendali credibili a sostegno dell’ambiente o del sociale. In effetti i grandi gruppi comunicano le loro iniziative ecosostenibili ma non sono coerenti vista la dispersione e gli sprechi che la loro grande dimensione genera per la produzione e la distribuzione dei beni da loro prodotti.
Le medie e piccole imprese non riescono da sole a sviluppare un progetto di produzione interamente ecosostenibile, non ne hanno i mezzi e le competenze. Le uniche esperienze credibili sono quelle portate avanti da gruppi di piccole realtà consorziate sul tema dell’ambiente e del sociale. Ognuno di loro riesce a gatantire una parte del ciclo di produzione completo senza cadere in contraddizione nei confronti dei valori ambientali e sociali. Questo perché, al contrario dei grossi gruppi, riescono nel loro piccolo a gestire il loro processo aziendale con uno sfruttamento mirato sia delle risorse umane che di quelle naturali. Consorziandosi, ogni azienda specializzata in un settore utile al consorzio, porta la sua esperienza ecosostenibile e insieme riescono a chiudere l’intero processo di sviluppo: produzione, confezionamento, distribuzione….

Qualcuno ha detto che l’omologazione uccide la pubblicità. Certamente, alla base della creatività ci sono personalizzazione, carattere e unicità. L’appiattimento dello spessore comunicativo a cui abbiamo assistito nel periodo del lockdown rischia di far svanire sullo sfondo la marca. Ciò che ne consegue è che per emergere con la propria comunicazione sia necessario seguire una strada non particolarmente battuta ma con panorami interessanti.

In che modo si è riuscito a comunicare in un periodo di pandemia? Che difficoltà si sono incontrate sui diversi fronti merceologici? Si può essere originali e creare interesse intorno a iniziative differenti dalla nuova consuetudine?

Ritengo che il lockdown abbia solo accentuato alcune problematiche già esistenti prima della pandemia. In effetti a causa della drammatica caduta di disponibiltà economica, molte aziende hanno semplicemente annullato gli investimenti ai progetti volti a creare personalizzazione dei loro prodotti. 

Non credo che una comunicazione distintiva dipenda solo da consistenti risorse economiche. Il problema è dovuto alle limitazioni culturali; cioè non riconoscere le competenze utili per l’affermazione della propria brand. Le aziende che non erano capaci di promuoversi efficacemente prima del covid lo sono ugualmente in questo periodo di crisi. In effetti tra i settori merceologici che non hanno visto appiattire qualitativamente la loro comunicazione ci sono quelli del lusso. Anche loro probabilmente avranno ridotto le risorse, ma quello che continuano a fare lo fanno bene, come prima della crisi.

Tendenzialmente, per la maggior parte delle aziende attive in comunicazione, il livello generale si è appiattito per carenza di professionalità. Le competenze costano e quelle capaci che riescono a farsi valere sono state accantonate, aspettando tempi migliori. Questo ha contribuito ad abbassare ulteriormente la qualità globale della comunicazione. 
Penso che comunque si possa essere originale nonostante la crisi, però non si può più disperdere gli investimenti in risorse professionali sbagliate. Il contesto generale di scarsità economica non aiuta, le aziende tendono ad affidarsi a chi garantisce la convenienza. Così, pur di accaparrarsi il cliente, le agenzie generiche si improvvisano esperte in tutti i settori della comunicazione offrendo prestazioni a prezzi stracciati. Molte le web agency che non solo promettono risultati CEO da prima pagina e milioni di like sui social, ma garantiscono anche una strabiliante corporate identity. Un altro notevole fattore di omologazione viene da Google che detta le leggi per essere recensiti dai suoi motori di ricerca. 

Tutto questo porta ad una omologazione diffusa e per riuscire a ottenere interesse, non basta pubblicare iniziative originali se poi la diversità non si percepisce. Certamente ci vuole originalità, ma è fondamentale distinguersi chiudendo bene tutti gli aspetti strategici della comunicazione, rimanendo sempre coerenti con i valori delle proprie brand; questo nella comunicazione tradizionale ma anche nelle attività online. Google permettendo!.

I social media hanno assunto un ruolo fondamentale nella vita di tutti noi, l’iper-connessione ha collegato milioni di utenti rendendo visibili immediatamente idee, opinioni e talvolta critiche. Per le aziende diventa complicato riuscire a comunicare in uno scenario così vario e ricco, rischiando di minare la propria reputazione con un semplice passo falso.

I social media hanno assunto un ruolo fondamentale nella vita di tutti noi, l’iper-connessione ha collegato milioni di utenti rendendo visibili immediatamente idee, opinioni e talvolta critiche. Per le aziende diventa complicato riuscire a comunicare in uno scenario così vario e ricco, rischiando di minare la propria reputazione con un semplice passo falso.

I social si stanno comportando come un potente amplificatore della consuetudine. In certi comparti del food per esempio, l’impressione generale delle pagine aziendali rivela marche che esprimono tutte gli stessi valori.
In effetti nel settore dei prodotti agricoli, pur se inseriti da aziende diverse, sono tantissimi i post che si somigliano, sia su Facebook che su Instagram. Qualcuno più accorto ha adottato una forma ricercata di presentazione, i contenuti però sono quasi sempre gli stessi. Nel campo degli olii d’oliva, fioriscono le immagini di piante secolari, sono innumerevoli gli scatti delle colate verdi dell’olio appena spremuto e non si contano le mani che coccolano le olive. Questo non vale solo per l’olio, molte similitudine nei post pubblicati si vedono anche nei vini, nelle birre, nei condimenti balsamici… 

I social contribuiscono in modo esponenziale a questa moltitudine d’interventi tutti allineati su una convenzione di scarsa differenziazione. Questa mancanza di personalità dipende direttamente dalla facilità con cui si può comunicare sui social. Paradossalmente queste libere e semplici modalità di condivisone annullano la maggior parte delle marche perché si confondono tra le migliaia attive sui social. Probabilmente, sfruttando le varie piattaforme ma con contenuti diversi, il fattore di somiglianza verrebbe meno enfatizzato. Al contrario, se lo stesso contenuto viene ripetuto in modo identico ovunque, l’omologazione dei propri valori viene esponenzialmente amplificata. Forse questo è il più grande errore; ripetere le stesse cose sui diversi social pensando di essere originali quando in realtà non si fa altro che diffondere la propria inconsistenza.

Tutt’altra cosa è invece catturare il pubblico con contenuti coinvolgenti; allora la forza dei social può essere sfruttata al massimo; la sua potenza di fuoco spargerà su tutti i social l’originalità della marca.
Un altro strumento che può contribuire a differenziarsi è la vecchia e cara illustrazione, mai simile e capace d’interpretare tantissime caratterizzazioni; in effetti viene sfruttata poco preferendo la fotografia o i video. Gli scatti fotografici anche se realizzati benissimo, si esprimono tutti allo stesso modo, incapaci di andare oltre la consueta riproduzione della realtà. Le innumerevoli immagini di piatti deliziosi e di bellissimi tramonti o i soliti video di testimonial imperdibili finiscono ormai per omologare tutto.

Collegandovi al sito potrete vedere numerosi progetti nel brand e packaging design

 

 

Illustrazioni delle cover per la rivista l’Altrapasta

Ho realizzato queste opere qualche anno fa per la rivista di pasta artigianale “L’Altrapasta”. L’editore “Spiga Italia” divulgava una cultura di pasta alternativa, biologica, prodotta con dedizione e passione. 

Mi aveva interpellato per interpretare graficamente questa sua visione. Ho così collaborato al brand e packaging design di alcuni suoi prodotti, oltre che per l’impostazione e la realizzazione grafica di alcune edizioni della sua rivista.

Pasta protagonista

Per il taglio della pubblicazione ho pensato di vestire le copertine con delle immagini inedite in modo da rendere la stessa pasta protagonista delle cover. L’espressività e l’unicità di ogni pezzo trafilato al bronzo assicuravano una personalità straordinaria. Queste caratteristiche consentivano così di demarcare la nostra rivista dalle solite testate commerciali. 

Mettendo in pratica questa concezione ho curato tre numeri del magazine, trattando tre argomenti diversi: “il Radicchio”, “l’Autunno” e “il Natale”.
In questo modo la pasta artigianale ha contribuito ad interpretare queste tre tematiche attraverso figure evocative.

Gli elementi della pasta sono stati assemblati in composizioni coerenti dal punto di vista tematico e ogni pezzo è stato incollato su sfondi pertinenti ai temi considerati.

Collegandovi al sito, potrete vedere altre illustrazioni, buona visione!

Tanto il lavoro premiato alle “Forme dell’Olio”

Lo certifica l’attestato “Finalista Designer dell’Anno” e i 4 premi ottenuti al Festival “Le Forme dell’Olio 2021” rilasciato da “OOF Olio Officina Milano”.
Tanto il lavoro premiato e tra i numerosi lavori presentati al concorso, segnalo i progetti premiati “Aceti/Condimenti Museum” e “Olio Gentili” vincitori di tre Oro e un Argento.

4 premi che danno lustro ai prodotti!

Il restyling delle bottiglie/latte “Olio “Gentili” ha vinto ben due Ori e un Argento:
il Premio Oro nella categoria Oli Gourmet, il Premio Oro nella categoria Latte e infine il Premio Argento nella categoria Linea Commerciale Oli Gourmet.

Il progetto di packaging design degli “Aceti e Condimenti Balsamici Museum” ha vinto il Premio Oro nella categoria Forme dell’Aceto

A seguire i link che collegano al blog per scoprire le motivazioni dei progetti premiati:
packaging design degli Aceti e Condimenti Musem  e restyling del brand e packaging design Olio Gentili

Un grazie particolare ai clienti che hanno creduto nell’importanza di dare lustro ai loro prodotti e
complimenti ad “OOF Olio Officina” per questo prestigioso Festival. 


Collegandovi a questi sito potrete vedere altri progetti di brand e packaging design. Buona visione!

Restyling packaging design dell’olio extravergine di oliva Museum

Dettaglio dell’etichetta DOP Garda Orientale 750 ml

Il progetto di restyling olio extravergine considera il redesign della vasta gamma di oli d’oliva “Museum” anche se il cliente mi aveva contattato inizialmente per rivedere soltanto il packaging dei prodotti cosmetici. In effetti non era convinto dell’immagine esistente e sentiva la neccessità di investire su una migliore valorizzazione grafica degli imballaggi. Dopo aver visionato lo shop e valutato l’intera famiglia dei prodotti, abbiamo percepito l‘esigenza di attualizzare non solo la cosmetica ma anche tutte le referenze dell’ olio extra vergine a marchio “Museum”. Intanto però era necessario partire prima di tutto con il restyling del packaging design dei prodotti cosmetici.

Valorizzazione grafica della cosmetica Museum

Nei confronti della concorrenza la cosmetica all’olio extravergine di oliva “Museum” peccava di un’immagine non all’altezza della qualità dei prodotti. Pur avendo delle formule di ottimo livello, l‘aspetto delle confezioni non difendeva un tale patrimonio apparendo di livello ben inferiore. Il lavoro di restyling diventava dunque fondamentale per affermare una percezione di esclusività.

L’impostazione del restyling olio extravergine segue un orientamento che privilegia sobrietà, eleganza e prestigio. Nasce un primo ridisegno piuttosto radicale della linea cosmetica che mantiene però i codici cromatici della grafica esistente. Tramite quest’ uso dei colori, i consumatori possono contare su un richiamo visivo che li riporta alle vecchie confezioni.

Concettualmente il design punta su un elemento essenziale raffigurando un‘oliva stilizzata. Questo simbolo, ribadendo l’origine dell‘olio, interpreta in modo moderno i valori mai compiutamente espressi di “Museum”. Rappresenta le solide basi dell’azienda pur affermando la sua proiezione verso il futuro. 


Dopo il successo ottenuto da quest’attualizzazione, il cliente decide di lanciare una nuova gamma di cosmetici ancora più esclusivi. Questa seconda versione sfrutta la stessa impostazione grafica della prima su fondo bianco ma rinuncia all’uso dei colori. Al loro posto abbiamo inserito una lamina d’oro a caldo che impreziosisce il simbolo dell‘oliva. La differenziazione dei prodotti è gestita in maniera esclusiva dalla sola descrizione delle referenze.

Un simbolo che raffigura l’essenza dell’olio

Fondamentalmente nel progettare le due linee cosmetiche, abbiamo dovuto tener conto delle diverse tipologie di prodotti che convivono sotto la stessa marca. In effetti la brand “Museum” non vive soltanto sulla cosmetica ma soprattutto sulle bottiglie d’olio d’oliva e su altri contenitori terziari.

Il segno interpretativo dell’oliva che codifica il packaging Museum

Oltre che pertinente, il design doveva anche potersi adattare sui vari formati e tecnologie di stampa. Seguendo queste premesse, l’oliva rappresentata si ridimensiona modificando anche parte della sua forma pur rimanendo sempre molto riconoscibile. Si inserisce in modo elegante sia sulle bottiglie dell’olio che sulle confezioni della cosmetica.

Il segno che simboleggia un’oliva nasce per imprimere con un motivo forte e funzionale la nuova immagine di prodotto. Graficamente il motivo ovaloide conferma queste esigenze, concettualmente, ribadisce invece l’essenza della produzione di “Museum”, l’elemento  alla base di tutto, cioè l’oliva. Questo marchio ne riprende la forma esprimendosi con un’arte degna di essere esposta sugli scafali di un museo.

Un design coerente anche sulle bottiglie d’olio d’oliva

Anche la grafica della seconda linea cosmetica è piaciuta ottenendo un ottimo riscontro da parte dei consumatori. Il cliente ha così confermato le sue intenzioni di ridisegnare da quelle basi anche i packaging degli oli extra vergine. Nelle declinazioni sulle bottiglie d’olio, abbiamo mantenuto coerentemente l‘oliva stilizzata che diventerà progressivamente il segno distintivo di tutta la famiglia “Museum”. Abbiamo preferito differenziare le etichette dell’olio da quelle della cosmetica adottando un fondo scuro piuttosto che bianco. Il nero era già presente sulle vecchie etichette e la sua rivalutazione ha permesso di recuperare parte del passato conferendo una distinta impressione premium alle nuove etichette.


La prima applicazione del nuovo design della cosmetica sulle bottiglie d’olio è stata inserita sulla famiglia dei “100% Italiano”. La linea si basa sulle tre storiche tipologie “Rossa”, “Gialla” e ”Nera” che si differenziano con l’uso dei rispettivi colori. Per creare continuità con il vissuto dei clienti, abbiamo adottato la segmentazione cromatica anche sulla nuova impostazione. Un altro richiamo al passato viene confermato con la riproposta delle tradizionali bottiglie “Marasca” che assolvono la funzione di collegamento con la memoria dei consumatori.Terminata la fase iniziale degli adattamenti sui diversi formati di etichette, la nuova identità è stata poi applicata ai diversi contenitori terziari includendo astucci, shopers, scatole, cartoni di spedizione…

Restyling olio extravergine coerente anche sui prodotti premium

L’ultima parte del lavoro ha riguardato il trasferimento della nuova grafica sugli oli DOP. Questa categoria include il meglio della produzione “Museum” includendo 4 eccellenze di origine protetta del Garda DOP: “Trentino” , “Valpolicella”, “ Orientale” e “Bresciano”. Per ribadire l’alto livello di questi oli, abbiamo rinunciato ai colori per differenziare i prodotti. Questa funzione viene assolta dalle lamine a caldo che adottano diverse tonalità. Su questa linea premium le lamine non esaltano soltanto il simbolo dell’oliva, ma coprono anche una fascia inferiore delle etichette. In questo modo ogni tipologia si differenzia grazie ad una propria e impattante tinta metallizzata.

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Restyling della brand olio Gentili

L’obiettivo del progetto ambisce a dare maggior funzionalità e credibilità all’immagine dei prodotti, investendo sul design per valorizzare una storia bicentenaria. Il restyling della brand olio Gentili ribadisce questo glorioso passato, riprendendo la parte più significativa del patrimonio visivo della vecchia identità di marca. Per questo motivo la grafica ripropone l’anfora come elemento di raccordo tra la tradizione e le sfide future. Un ridisegno sostanziale del logo/simbolo si rende necessario per affermare questo comportamento, .

In effetti nella comunicazione aziendale convivevano due  identità completamente diverse senza che nessuna delle due riuscisse ad assolvere efficacemente alle sue funzioni. Pertanto, prima di attualizzare anche il packaging design, si è deciso di definire un’unica immagine di marca. Lo studio dovrà includere il restyling del logotipo “Olio Gentili” e  il ridisegno del simbolo esistente.

L’anfora come simbolo tra passato e futuro

Per ragioni strategiche il simbolo dell’anfora viene mantenuto come unico rappresentante della vecchia immagine di marca. Sulla sua fisionomia si concentrerà il lavoro di modernizzazione della marca Gentili. In particolare il passaggio tra il vecchio e il nuovo avviene nella raffigurazione dello slogan già esistente “per chi si vuole bene”. Questo concetto viene ripreso in modo discreto e raffinato nella struttura del nuovo simbolo che svela a metà un cuore.

Un cuore tutto da scoprire

Il cuore fa parte in modo intrinseco dell’anfora, la forma stessa della giara si basa sulla forma di un cuore.Chiaro però che l’obiettivo primario del restyling è di affermare visivamente l’anfora e non il cuore, in modo da recuperare la parte più strategica del patrimonio visivo presente nell’identità attuale.
Mi sembra importante ribadire che il cuore deve rimanere nell’ombra e non svelarsi pienamente, questo per non pregiudicare l’ aspetto strategico dell’anfora e per affermare un comportamento di percezione esclusivo e raffinato in coerenza con le aspirazione premium dei prodotti.

Per quello che riguarda il lavoro di restyling della brand olio Gentili, il progetto potrebbe anche fermarsi a questo livello. L’anfora si rinnova in chiave più moderna e funzionale.
Coerentemente dunque, pur ribadendo la passione e l’affetto espresso nel payoff “Per chi si vuole bene”, il cuore rimane nell’ombra, lasciando apparire solo l’aspetto strategico del simbolo, quello che rappresenta la forma dell’anfora.
Il nuovo simbolo, visualmente, si fa carico comunque della funzione più importante, quella che serve a collegare il nuovo “Gentili” con il suo passato.

Simbolo dal comportamento esclusivo

Esaudito questo ruolo fondamentale del lavoro di restyling della brand olio Gentili, cioè confermare l’anfora strategica di “Gentili”, il nuovo simbolo può contare anche su un comportamento più esclusivo, dove svela solo in parte il suo cuore. Non è obbligatorio affermare sempre questa rivelazione, perché come già detto, il cuore fa parte della forma dell’anfora. Ma guardando al domani, questa caratteristica permette di collegare il passato con il futuro, e in particolare di sopportare il nuovo concetto “Per chi si vuole bene” già in uso nel payoff.

In pratica, a secondo dell’uso, il nuovo simbolo può fare apparire più o meno e in diversi modi il suo lato nascosto. Ma questo non deve essere la priorità, l’anfora deve in qualsiasi modo rimanere integra nella sua percezione; non si può pregiudicare il suo aspetto e la sua definizione raffinata per affermare il cuore. Sul packaging il cuore sfrutterà per esempio il lucido opaco per accendere la parte nascosta. Sul web, dove nulla è statico, si potrà fare battere il cuore come illustrato in questo esempio qui sotto.

L’importante è che nel simbolo rimanga sempre chiara la fisionomia dell’anfora e che le evidenziazioni del cuore non modifichino la forma originale del marchio.

Lettering in coerenza con il marchio

La composizione logo/simbolo non ha un’unica soluzione e nel caso di disposizioni orizzontali il simbolo si alinea orizzontalmente a sinistra del logo. Anche nella variante in negativo su fondo nero, il cuore vive delle stesse caratteristiche che assume quando è raffigurato in positivo su fondo bianco, come illustrato nella galleria immagini.

La soluzione adottata nel lettering va incontro a queste esigenze: il logo “Gentili”, caratterizzato da una font disegnata su misura e dall’interruzione della lettera “N”, vive di propria autonomia, forte di una sua personalità. Quest’indipendenza permette di stare autonomamente sulle applicazioni orizzontali senza l’ausilio dell’anfora. (vedi l’ immagine in galleria)

Logotipo raffinato e autorevole

La scelta di lasciare spazio tra le lettere è prima di tutto concettuale, attestando l’orientamento esclusivo e premium dei prodotti “Gentili”. In effetti inserire più aria tra i caratteri emana un’impressione di maggiore respiro, evidenziando con agio le proprie aspirazioni di prestigio. Questa propensione esprime una volontà di chiarezza ed autorevolezza, manifestando la consapevolezza di poter contare sulle proprie risorse.

Tipograficamente la scelta è stata fatta nel ridisegnare le fonts, contribuendo a dare più funzionalità e riconoscibilità. Inoltre le modifiche effettuate nell’interruzione della lettera “N” contribuiscono ad accrescere l’originalità del logo . Queste modifiche di stile contribuiscono, con la maggiore spaziatura, a conferire più personalità e raffinatezza permettendo ad un carattere standard come il “Georgia” di distinguersi dai soliti usi uniformati.

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